Nobel e disparità di genere: Marie Curie ne è la bandiera
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Nonostante i Nobel, la vita della scienziata esplica le difficoltà delle donne ad affermarsi

Nella ricerca, ancora poche donne raggiungono il vertice sebbene siano tante a comporne la base

L’altra metà del cielo

Le donne rappresentano circa il cinquanta per cento degli esseri umani, eppure per loro raggiungere posizioni elevate nel mercato del lavoro ed in particolare nel campo della ricerca scientifica rappresenta un’eccezione. L’esempio migliore di disparità di genere nasce già dal modo in cui Marie Curie è conosciuta, con il cognome del marito. La famosissima fisica, vincitrice di ben due Premi Nobel (impresa riuscita solo a tre scienziati maschi), si chiama in realtà Maria Sklodowska, ma in pratica tutti la riconoscono con il cognome dell’uomo che ha sposato, se non addirittura come Madame Curie.

Vita e sacrificio di una scienziata d’eccezione

Nata nel novembre 1867, Polacca naturalizzata francese, ha realmente dedicato la sua vita alla scienza, giungendo a morire a causa delle sue ricerche sul Radio, elemento radioattivo ancora oggi alla base delle cure per il cancro.

L’esposizione alle radiazioni durante i lunghi procedimenti per la purificazione degli elementi radioattivi le causarono l’Anemia Aplastica che ne ha causato la morte nel 1934.

Maria Sklodowska ha per prima isolato il Polonio ed il Radio, ma tutta la sua vita rappresenta una sfida alla discriminazione delle donne messa in atto dal mondo maschile, in quanto fu la prima donna ad essere selezionata come Docente alla Sorbona all’età di soli 39 anni.

Risale al 28 marzo del 1902 l’annotazione di Madame Curie nel suo quaderno di laboratorio “RA=225,93. Peso di un atomo di Radio.”, che rappresenta una delle pietre miliari della storia della ricerca scientifica.

Da quel giorno la radioattività cominciò ad essere usata nella cura del cancro, una malattia che ancora oggi terrorizza, tanto che molti non osano nominare, chiamandola “il male incurabile”.

Donne scienziato, eredi di Eva ma anche di Marie

Marie Curie ha rappresentato e rappresenta un esempio per generazioni di donne, a cominciare dalla figlia Irene Jolit-Curie, che vinse anche lei il premio Nobel per la chimica nel 1935.

È notevole ricordare che dalla istituzione del premio Nobel ad oggi, solo 20 donne hanno ricevuto il prestigioso riconoscimento.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.